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    Di Pubblicato il 26-09-2011 14:55



    Negli ultimi anni c'è stato un notevole incremento nell'utilizzo del pellet nel carpfishing, sia utilizzato come pastura che innescato direttamente sul capello.
    Molti pescatori li hanno sostituiti alle classiche granaglie perché hanno una possibilità di utilizzo praticamente immediata, evitando così di dedicare tempo alla preparazione di mais, canapa e granaglie in genere.
    Per usare al meglio queste fantastiche esce è bene conoscerle la loro composizione, in genere il pellet è composto da farine e oli di pesce in percentuali superiori al 50% e, per la maggior parte dei casi utilizzando derivati da prodotti freschi e non sottoprodotti o scarti. Oltre alle farine e oli di pesce troviamo anche sfarinati derivati dalla soia, frumento, fibre grezze, carboidrati e aminoacidi.
    A questo impasto non viene aggiunto nessun tipo di legante, saranno i glutini delle farine stesse cotte al vapore e successivamente disidratate a mantenere compatto il tutto. Questo procedimento fa si che il pellet mantenga inalterate le caratteristiche organolettiche e nutrizionali dei componenti.

    Come tutti sappiamo il pellet una volta entrato in acqua inizia la fase di reidratazione, quindi assorbe acqua fino a sfaldarsi, creando una nuvola di farine e oli altamente attrattivi per il pesce ma senza saziarlo.
    Il tempo di scioglimento varia da diversi fattori; grandezza, condizioni ambientali, composizione ed un'eventuale aggiunta di attrattori. Più il pellet è piccolo e più si scioglie in fretta, viceversa più è grosso più tempo ci vorrà, questi tempi variano da pochissimi minuti fino a sei ore. Un'altro fattore che influisce sui tempi è la temperatura, infatti più l'acqua è fredda e più tempo occorre e viceversa.
    Importante è la granulometria e il tipo di farine utilizzate, quelle a granulometria fine e a base di pesce (quindi oleose), impiegano più tempo di quelle composte da farine di mais o semi vari e a granulometria più grossolana.
    Per aumentare ancor di più il loro potere attrattivo possiamo ammollarli in dip oleosi, in questo modo aumenteremo anche la loro durata sul fondo.

    Oltre alla pasturazione e all'utilizzo in sacchetti o retine in PVA, i pellet dai diametri più generosi li possiamo anche innescare direttamente sull'hair-rig, ricordandoci di forarli con un trapanino prima di infilarli sull'ago e controllando l'innesco dopo poche ore.

    Ricordiamo: molte persone utilizzano pellet destinati all'alimentazione di animali da allevamento come conigli, bovini e animali da fattoria in genere per risparmiare sui costi che potrebbe avere un'abbondante pasturazione. Niente di più sbagliato, le carpe non hanno un apparato digerente sviluppato per metabolizzare questi pellet studiati appositamente per l'allevamento intensivo di mammiferi, infatti il loro utilizzo metterebbe in grave pericolo la salute delle carpe.
    Di Pubblicato il 10-09-2011 00:33



    Sappiamo tutti benissimo quanto sia importante la pulizia e l'ossigenazione dell'acqua per la vita dei pesci in generale e delle carpe in particolare. La carpa ha un'ottima adattabilità alle acque con poco ossigeno e non proprio del tutto pulite e, infatti, è grazie a questa sua caratteristica che riesce a vivere in molti luoghi dove altri pesci, in primis la tinca, hanno dovuto abbandonare per l'impossibilità di adattarsi. Vogliamo però spiegare brevemente quali sono i metodi di classificazione per stabilire se un bacino di acqua può essere considerato sufficientemente idoneo per ospitare senza problemi i nostri cari pesci.

    I parametri più importanti per stabilire se l'acqua è in buono stato sono i seguenti, BOD5 a 20° gradi: è un parametro chimico e indica la domanda biologica di ossigeno ossia la quantità di ossigeno disciolto che uno specchio d'acqua necessità affinché la flora e la fauna riescano a sopravvivere.

    Ossigeno Disciolto: è un parametro chimico che indica quanto ossigeno è disciolto nell'acqua. La quantità di ossigeno viene catalogata in milligrammi per litro.

    COD richiesta chimica di ossigeno: corrisponde alla quantità di ossigeno consumato dalle sostanze organiche, biodegradabili e non, e inorganiche nel loro processo di ossidazione chimica e decomposizione.

    Sostanze azotate: sono molto utilizzate in agricoltura. Nitriti, nitrati, sali d'ammonio e azoto organico. Questi valori, solitamente molto variabili, sono tra i più facili da rilevare e tutti i pescatori dovrebbero avere un kit di reagenti per testarli.

    Escherichia Coli: è un parametro microbiologico direttamente correlato con l'apporto di scarichi antropoci (umani) e zootecnici. Alte concentrazioni di questo batterio sono indice di inquinamento causato da feci umane o animali e, purtroppo, non è raro trovarne alte concentrazioni nei canali vicini ad aziende agricole.

    La natura ha inventato il modo di liberarsi di queste sostanze e dove l'uomo non interviene i depuratori naturali funzionano perfettamente. Ad esempio le radici degli alberi e le piante basse purificano l'acqua da molte sostanze inquinanti attraverso il meccanismo della fitodepurazione in qualche modo le piante filtrano l'acqua riuscendo a stabilizzare l'inquinamento. I requisiti importanti per capire se l'acqua è accetabile sono la presenza di molte piante e radici e una sufficiente corrente con un buon movimento dell'acqua. Ricordiamoci di non disperdere mai buste di plastica o oggetti plastificati sulle sponde o direttamente nel bacino quando andiamo a pescare perché sono eternamente inquinanti.
    Di Pubblicato il 09-09-2011 00:18



    Dopo la moria di Carpe avvenuta nei mesi di Marzo e Aprile 2011 nel Circondariale Valle Lepri è stata istituita una commissione con l'incarico di svolgere una indagine particolareggiata per determinarne le cause. La commissione ha condotto una accurata ricerca sia sull'acqua sia sugli esemplari catturati allo scopo di verificarne la salute. Per quanto riguarda la qualità dell'acqua si è evidenziato un buon miglioramento rispetto agli anni precedenti e comunque le analisi hanno escluso con certezza che la stessa abbia influito sulla morte dei pesci. Ad ogni buon conto riporto di seguito la tabella dei pesci catturati, tramite l'ausilio delle reti, nelle varie fasi della ricerca.

    I dati sono stati raccolti in diverse giornate tra Aprile e Luglio 2011, se confrontati con quelli raccolti dal 2004 al 2009 si nota un notevole incremento della biomassa del Siluro che quasi raggiunge il doppio di quello della carpa. Una leggera diminuzione della biomassa della carpa che passa da 35 a 30; l'abramide supera di gran lunga il carassio e diventa, come numero di esemplari, il pesce più presente nel Valle Lepri. Molto preoccupante il dato sulla carpa erbivora: nessun esemplare catturato un dato che è da tenere costantemente sotto controllo. Si affaccia in gran numero la Blicca, tengono sostanzialmente la posizione i lucioperca. Non si hanno più tracce dell'anguilla, ma probabilmente ciò è da imputare ai mezzi di pesca utilizzati per la ricerca. Comunque che dopo la dipartita della Tinca la prossima candidata a estinguersi dalle acque del Valle Lepri sia l'anguilla sembra ormai un dato acquisito.

    I dati inerenti all'acqua, come già accennato, hanno dimostrato un buon miglioramento rispetto agli anni passati tale da poterla definire una delle migliori, se non la migliore, della provincia di Ferrara. Quindi ottime notizie sul fronte dell'inquinamento. Rimane il mistero moria. Ma sarà poi un mistero? Io personalmente ritengo di no. È molto probabile che le oltre 300 Carpe, tutte di notevoli dimensioni, ritrovate morte in coincidenza con le uscite dei tanti pescatori che frequentano la zona abbiano effettivamente subito un duro colpo dalla forte pressione pescatoria esercitata. C'è da tenere in considerazione che molti pesci allamati non vengono trattati con le dovute cautele dai pescatori ed è quindi normale che infezioni e stress possano aver causato la moria delle Carpe. L'ordinanza successiva di pescare le carpe del valle lepri senza l'utilizzo dell'ardiglione credo sia dovuta a queste stesse conclusioni da parte della commissione di controllo. Ne stiamo discutendo nel Forum.
    Di Pubblicato il 08-09-2011 00:27



    Molte volte i piccoli canali offrono dei veri tesori nascosti sotto forma di grandi taglie e pescosità da fare invidia a chi frequenta laghi e fiumi molto più altolocati. Soprattutto nei canali di bonifica ci si può imbattere in vere oasi di divertimento. Non ci si può sbizzarire con lanci poderosi o gite in barca per pasturare ma la tecnica per pescare nel sottoriva a ridosso del canneto quella rimane immutata come pure le micidiali partenze dei grossi amur e delle carpe smaliziate.

    Per avere risultati costanti, è di fondamentale importanza la pasturazione preventiva. Questa deve essere fatta in maniera regolare e in quantità rilevanti. Affidandosi alle classiche granaglie (mais, canapa, tiger) si riuscirà a tenere in pastura i grossi amur che popolano il canale. Attenzione, però: quando qualche grosso erbivoro staziona nel settore prescelto, le carpe tolgono il disturbo. Magari, ritornano quando il “campo” è libero per setacciare accuratamente tutto il ben di Dio rimasto sul fondale. Sia le carpe che gli amur non disdegnano le boilies. Le fragranze che danno maggiori risultati sono quelle fruttate o cremose: l’importante è che leesche propinate siano comunque dolci.

    Le migliori performances si fanno pescando nell’immediato sottoriva, a filo del canneto, dove carpe e amur vanno ad alimentarsi regolarmente. Inoltre, bisogna avere l’accortezza di innescare boilies dal diametro generoso, per limitare il disturbo della minutaglia, non tralasciando il fatto che gli ami devono essere rigorosamente molto robusti. Quando ci rechiamo a pescare in questa tipologia di canale, lasciamo a casa dacron o fili che non superino almeno le 35 libbre, altrimenti i nostri combattimenti avranno una durata assai breve. Un ultimo avvertimento: ci sono giorni in cui, (specie nelle serate estive), l’attività dei gamberi è veramente devastante. Pertanto, per non rischiare di passare il tempo del tutto inoperosi, meglio proteggere adeguatamente la boilie innescata con la classica calza di nylon.

    In alcuni di questi canali di bonifica vivono talmente tante carpe, che una pasturazione preventiva non è di stretta necessità. Una volta giunti sul posto, basta qualche lancio con il cucchiaione pieno di mais nel sottoriva, appena fuori dalle ninfee o dal canneto, per creare una condizione favorevole di pesca. Quando gli amur si portano sopra la pastura, sarà impossibile non notarli. Segnalano la loro presenza mostrando la schiena o la coda, per poi inabissarsi nuovamente alla ricerca incessante di cibo. Per insidiarli con efficacia, meglio affidarsi a rigs corti (15cm), innescando boilies adeguatamente rinforzate con dips (l’acidità dell’acqua tende a “lavare” l’esca). Una caratteristica peculiare dei corsi d’acqua menzionati è l’alternarsi del deflusso piuttosto forte verso valle con una ferma piatta; questo è dovuto alle idrovore che mantengono costante il livello dell’acqua. Quindi trovarsi di fronte a sbalzi di livello anche notevoli è un fatto del tutto normale soprattutto in inverno.

    Nel nostro Forum nella sezione itinerari verranno pubblicati alcuni posti degni di nota dove insidiare Carpe e Amur in splendidi corsi d'acqua piccoli ma che offrono grandi soddisfazioni.
    Di Pubblicato il 07-09-2011 01:35



    Succede a volte di voler andare a pescare in qualche località e di rinunciarvi perché lo spot è troppo impegnativo. Alberi, tronchi, dighe e altre impervietà possono trasformare la nostra giornata in un vero incubo e convincerci a tornare a casa. Ma la pesca attuata in presenza di tutti quegli elementi naturali che si possono trovare nei fiumi può nascondere delle grosse sorprese perché è proprio lì tra erbai e legna che si nascondono le Carpe di maggior corporatura e quindi conviene imparare qualche trucco per riuscire a tasformare una giornata apparentemente sfortunata in una vera è propria opportunità.

    La prima regola da rispettare, anche se può apparire ai più ovvia, è non pescare mai al centro di un ipotetico circuito chiuso di tronchi, fascine o rami di ogni genere: un pesce da lì non lo tiriamo fuori neanche a piangere in cinese. L'imperativo è pescare vicino, attaccati all'ostacolo, purché la porzione che va da noi all'ipotetico tronco, legnaia, scoglio e uno dei due lati a fianco a essa siano sufficientemente puliti tanto da consentirci di gestire per bene un eventuale combattimento e tirare con forza il pesce verso una zona sicura. Nel caso in cui la Carpa riesca a trovare comunque rifugio sotto un tronco o un qualsiasi altro ostacolo è meglio di evitare di posizionarsi perpendicolarmente al pesce perché creeremo un angolo di 90 gradi tra noi e la preda e non avremmo nessuna possibilità di portare a termine il combattimento. Quindi meglio allontanarsi e attendere che il pesce parta in qualche altra direzione.

    Se decidiamo di affrontare la sfida a questi spot estremi vanno comunque adottate delle precauzioni essenziali. Usare un trecciato come lenza madre perché l'abboccata si deve tradurre subito in un forte suono dell'avvisatore altrimenti il pesce ha troppe possibilità di ingarbugliare la lenza e chiudere subito la partita. Quindi orientiamoci su trecce molto potenti sulle 60 libbre inoltre che si usino boilie affondanti o gallegianti la regola non cambia. Ricordiamoci che le Carpe e gli Amur adorano rimanere in zone coperte e piene di ostacoli è quindi proprio in questi punti che ci toglieremo le nostre maggiori soddisfazioni e con un po' di cautela trasformeremo qualsiasi spot in ottime possibilità.

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